02.20.06

2 cose da evitare

Posted in Cinema, Deliri personali at 11:53 am by Mia

1. Cominciare il lunedì facendo le stesse identiche cose sbagliate delle settimane precedenti perdendo chissà dove l’entusiasmo che potrebbe farti sopravvivere fino a sera (e se non avessi tanto sonno potrei magari dissertare con più convinzione sull’argomento, ma tant’è…)

2. Andare a vedere Prime. In genere non vado a vedere un film di cui non so assolutamente niente e nemmeno ho una venerazione spiccata per il regista, ma per amore si fa questo ed altro! Be’, già dai titoli di testa avevo capito che il film non era un granché (in genere bastano pochi fotogrammi a capirlo), ma la certezza viene dal primo dialogo: Uma Thurman che parla dolcemente alla sua ancor più melassosa psicoterapeuta Meryl Streep… Ma dove diavolo è il mordente della commedia? Le battute latitano, il film si perde in lungaggini che non portano da nessuna parte, persino Uma (che è ovviamente bellissima e vestita divinamente) sembra avere poco senso ed essere fuori da ogni personaggio. La libidine tra una 37enne (Uma) e un focoso 23enne, la cui madre è proprio la psicoterapeuta in questione. Ma non aspettatevi che questo comporti qualche sviluppo interessante. 5 stentato.

02.07.06

I segreti di Brokeback mountain

Posted in Cinema at 10:09 am by Mia

Ammetto di non conoscere Ang Lee, anche se fa parte di quegli autori che mi ripromettevo di scoprire, ma questo Brokeback Mountain è veramente bello e visto che Giovy mi ha “costretta”, con le sue promesse avventate, a dire la mia, condividerò con voi quest’esperienza… :-)
Del resto, ne approfitto per salutare l’aspirante cinefilo che mi legge da una sala operatoria…

Ma veniamo al film. Non ne sapevo molto: ha vinto il leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, è candidato a otto premi oscar e se ne parlava ovunque come di un western con due cowboy gay per protagonisti. In realtà non si tratta affatto di un western, pur essendoci cavalli, greggi, fattorie e rodei. La storia, intensa, pulita, di ampio respiro, si alterna tra il Wyoming e il Texas, fino al Messico; comincia nel 1963 sulla Brokeback mountain, in un angolo di mondo fatto di cieli sconfinati, vallate e silenzi profondi. I due protagonisti (che hanno dato prova di grande bravura) si innamorano e il loro non è amore gay, è amore e basta, un amore autentico che si protrarrà per vent’anni. Questo film riesce a cancellare i preconcetti che ancora resistono sull’omosessualità: gli uomini, anche amandosi, restano uomini, non “checche”, e il loro amore è carico di una dignità che non ha nulla da invidiare a una storia d’amore tra eterosessuali. Ma nella storia il peso dell’omosessualità, a livello sociale, è palpabile, e condanna i due uomini alla solitudine, a gravitare nel loro piccolo mondo circoscritto creando legami e famiglie quasi a casaccio, ma senza comunque riuscire a fermarsi.

Un film a volte contrito, addolorato, ma pieno di luce e con un finale che sancisce la continuità della vita. Mai stucchevole, Ang Lee non scivola nel melodramma e regala agli occhi un grandioso spettacolo. Otto pieno.

01.30.06

Saw II vs Match Point, parte 2

Posted in Cinema at 1:28 pm by Mia

 

Non so voi, ma io ho passato un bellissimo weekend… Questa volta, tra l’altro, non ho perso Match Point!

Be’, confrontarlo con Saw II è non solo veramente umiliante per quella specie di horror, ma ritengo che anche sia del tutto inutile. Il film, e stavolta non è una commedia, parla di un tennista irlandese, Chris, che va a vivere a Londra in cerca di fortuna ed è costretto a scegliere tra una vita piena di agi, in mezzo all’alta società londinese, e una vita sincera, con la donna che ama. Chris legge Dostoievskij (non sono riuscita a leggere il titolo del libro) e ama l’opera. Tutto il film, da molti paragonato a Crimini e Misfatti (1989), mi ha fatto pensare a “Delitto e Castigo“, forse citato all’inizio del film dallo stesso autore. Come Raskolnikov, Chris vivrà un lungo dibattimento interiore, ma l’epilogo sarà diverso (e non approfondisco oltre per non fare spoiler). La vita è dominata dal caso, non servono l’abilità o la volontà se la pallina, dopo aver colpito la rete, cade nella metà sbagliata del campo: sintesi di tutto il film nella scena d’apertura.

Il film costruisce con maestria tutto il mondo interiore di Chris, la sua ipocrisia e la sua sofferenza, dipingendo una società moderna dove l’apparire diventa un’imprenscindibile necessità e le scelte sono figlie del cinismo. A ogni pranzo, ogni incontro a teatro, a ogni weekend in campagna nella magnifica tenuta degli Hewett, è palpabile il dissidio che prova, il lusso che lo contamina come una droga sottile e la voglia di essere se stesso, lontano dagli uffici claustrofobici della City. Woody Allen non lascia spazio all’ironia e riesce a rendere soffocante e dolorosa la scena in cui si festeggia la notizia di un bambino in arrivo. Riesce a rendere insopportabile un delitto senza mostrare sangue, riesce a scatenare la violenza tra le file di un musical di Lloyd Webber, in mezzo a eleganza e raffinatezza… Un parossismo che cresce fino al finale, razionalmente prevedibile, ma che riesce a sconcertare, perché nulla segue la logica della giustizia, ma solo quella del caso. Un Woody Allen immenso.

01.23.06

Saw II vs Matchpoint, parte 1

Posted in Cinema, Deliri personali at 8:05 pm by Mia

Comincia bene questo lunedì, il mio umore è ottimo. Mia sorella ha fissato la data delle nozze e per il tutto il pomeriggio è nevicato fitto fitto. Va bene che devo ancora finire di lavorare, ma insomma, non mi lamento per niente.

Purtroppo niente entusiastici commenti su Matchpoint: al posto del film di Woody Allen, il disturbante Saw II - La soluzione dell’enigma, per colpa di un tragico e involontario ritardo… Gli horror non sono proprio il mio genere preferito, ma questo stenterei a definirlo tale. In effetti il film non riesce a creare la tensione dovuta perché si fa fatica a legare con i protagonisti della vicenda, in particolare con il detective che fronteggia lo psicopatico-serial-killer-filosofo, vale a dire l’enigmista. L’idea di spiegare le ragioni di un killer alla spicciolata non mi è mai piaciuta, ma qui è usata male perché non rappresenta niente di nuovo, persino con chi ha poca dimestichezza col genere. Gli ambienti luridi, lo shock di mutilazioni, torture e trappole per umani, gli stessi personaggi sgradevoli, tutto è studiato per ostentare violenza, ma senza che questa sortisca niente più che mal di stomaco, perché gratuita.

Non manca il colpo di scena finale, ma non alza il livello del film. Le parti migliori sono quelle dei prigionieri nella casa dell’enigmista, ma la sceneggiatura è troppo concentrata sul macabro per sviluppare al meglio il tema.

Be’, ripensando che avrei potuto vedere “La neve nel cuore” di Thomas Bezucha… Col senno di poi l’avrei preferito, ma sabato era un salto nel buio :-)

Cose notevoli del sabato: l’ottima birra che ha accompagnato la cena (una Erdinger… o poco più).

Cose notevoli della domenica: le candele che hanno accompagnato L.A. Woman dei Doors. 

 

01.13.06

Festen

Posted in Cinema, Immagini at 7:40 pm by Mia

Ultima apparizione mondana, datata 5 gennaio 2006. Non era una riunione di famiglia ed è andata senz’altro meglio di quella di Vinterberg, ma chissà come il suo film mi è venuto in mente…

Festen, di Thomas Vinterberg (1998), mi fece venire il mal di testa… Delizioso, se non avesse aderito così ciecamente ai canoni dettati dal Dogma 95 di Lars Von Trier. Probabilmente quando quel geniaccio di Von Trier decise che un film doveva essere diretto senza luci artificiali, con il suono rigorosamente in presa diretta, con la telecamera a mano (senza artificiosi carrelli) eccetera eccetera aveva appena scolato qualche grappa di troppo. Gli altri l’hanno preso sul serio, mentre lui ha saggiamente cambiato bandiera.