02.20.06
2 cose da evitare
1. Cominciare il lunedì facendo le stesse identiche cose sbagliate delle settimane precedenti perdendo chissà dove l’entusiasmo che potrebbe farti sopravvivere fino a sera (e se non avessi tanto sonno potrei magari dissertare con più convinzione sull’argomento, ma tant’è…)
2. Andare a vedere Prime. In genere non vado a vedere un film di cui non so assolutamente niente e nemmeno ho una venerazione spiccata per il regista, ma per amore si fa questo ed altro! Be’, già dai titoli di testa avevo capito che il film non era un granché (in genere bastano pochi fotogrammi a capirlo), ma la certezza viene dal primo dialogo: Uma Thurman che parla dolcemente alla sua ancor più melassosa psicoterapeuta Meryl Streep… Ma dove diavolo è il mordente della commedia? Le battute latitano, il film si perde in lungaggini che non portano da nessuna parte, persino Uma (che è ovviamente bellissima e vestita divinamente) sembra avere poco senso ed essere fuori da ogni personaggio. La libidine tra una 37enne (Uma) e un focoso 23enne, la cui madre è proprio la psicoterapeuta in questione. Ma non aspettatevi che questo comporti qualche sviluppo interessante. 5 stentato.
02.18.06
Indimenticabile
Bari, teatro Team. Un’enorme struttura calda, accogliente, con uno stile tutto suo molto moderno, divani rossi, pareti blu e dappertutto foto incorniciate dei precedenti concerti. Dà l’idea che non sia fatto di cemento, è come se possa flettersi insieme alla gente. Con tutta calma abbiamo ritirato i biglietti, poi mangiato qualcosa, per arrivare al momento in cui tutti cominciavano a prendere posto. Saliamo in galleria e guardiamo a bocca aperta sterminate seggiole, come un mare, avanti a noi e poi oltre, sotto di noi, fino al palco. Passano i minuti, con un misto tra emozione e impazienza, poi tutto si spegne di colpo, un buio pesto ci piomba addosso, l’emozione cavalca tra la folla e scroscia in un applauso delirante…
Capossela comincia con i primi brani del suo ultimo album, si veste da minotauro, ci spinge tutti in quel tumulto che è Brucia Troia, che dal vivo fa pensare a un’orgia infernale oltre che alla caduta di Troia, e ci parla, dopo l’esplosione dei primi brani, con un soffio di voce, tossicchiando, con l’aria dimessa e insieme carica di mistero, schernendosi come se non potesse parlare a voce più alta. Poi riprende la musica e la sua voce acquista improvviso vigore, è piena, è mutevole, è calda, è rauca, è un intero mondo che brilla solo per noi.
Vinicio è stato attore, e umilmente ha dato vita a questo suo poliedrico mondo che comincia in Medio Oriente, passa per la Russia, a Mosca, poi invece rievoca i gladiatori del Colosseo al punto che si teme che stia per balzare un leone sul palco, fa infine un’occhiolino alla mitologia, con il Cha-cha-cha della Medusa. I momenti più alti del concerto sono stati quelli più intimi in cui con appena qualche nota alla chitarra e la sua voce riusciva a sperderci in un mondo di languori e nostalgia, di verità assolute, di sogni ineffabili. Bellissima S.S. dei naufragati, in cui lui, naufrago, suona all’organo questa storia di mare, suggestiva, minimale, che aleggia tra noi insieme ai fuochi fatui, alla preghiera, al brivido mistico della Santissima dei Naufragati. “Acqua, acqua, acqua in ogni dove e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere”.
Tributo toccante e sentito a Matteo Salvatore, e in terra pugliese non poteva mancare Il ballo di San Vito, accolto da una standing ovation, da un incessante e tarantolato saltellare di tutti… Una grande festa, “e non bastan le parole”.
Indimenticabile la conclusione del concerto. Luci accese, gente in piedi che fa per andare via, Vinicio che scivola sul palco come un gatto, e attacca al pianoforte gli accordi della sua Ovunque proteggi. Commozione che sala alla gola, tutti fanno per sedersi, rapiti, ma lui no, no, ci dice, con un cenno della mano, state in piedi, ve la suono mentre ve ne andate via, rimanete così come vi trovate, abbracciati, non vi sedete. E lo dice con un affetto, con un’umiltà che ti devasta. Gli accordi semplicissimi di questa meravigliosa ballata sono appena accopagnati da un giro di basso, percussioni appena percettibili, morbidissime, e la voce di Vinicio che ci commuove e ci fa rabbrividire mentre tutto sta per disfarsi, in piena luce, i posti sono ormai abbandonati, c’è quella precisa scenografia, che abbiamo creato noi, di una cosa che sta per finire. E finisce. E Vinicio ci dice con tenerezza: “Ora potete andare in pace”.
02.17.06
Una botta di vita
Oggi rischio un’overdose da adrenalina… Reduce dall’esame per la patente (i quiz) trionfante e stremata, dopo un drammatico risveglio alle 6,30, raccolgo gli ultimi brandelli di forze per prepararmi a uno dei concerti più desiderati di tutta la mia vita dopo quello dei Radiohead: finalmente ascolterò dal vivo il mitico Vinicio Capossela,
in tour per presentare il suo nuovo album: “Ovunque proteggi”.
Così stasera sentirò dal vivo parecchi di questi brani che profumano d’oriente e hanno il gusto della rivolta. Non ci posso credere!!!
La cosa che poi mi rende entusiasta è che il concerto è in un teatro, con i posti numerati. Ciò vuol dire che non devo finire in quella ressa infernale tipica dei concerti rock, dove sgusci come un’anguilla per conquistare un tuo spazio, mentre comunque ti schiacciano come una sardina e una volta perso in quel magma in tumulto non puoi assolutamente andare a prendere una birra sennò finisci automaticamente in coda…
Questo sì che è un venerdì! Altrettanto anche voi :-)
02.10.06
Giochi invernali 2006
Ma perché vedendo i cerchi olimpici che si innalzano e si colorano, sia pure nelle immagini a singhiozzo che concede l’adsl, mi salgono le lacrime agli occhi? E perché a vedere sfilare gli atleti di 80 paesi nel mondo, sentire annunciare in tre lingue il nome di ogni paese, sapere che tutto il mondo si riunisce insieme in nome dello sport mi vengono i brividi e mi sento dilaniata dall’emozione? E perché amo tanto i giochi olimpici, trovo ammirevole la dedizione degli atleti, la loro voglia di competere, e tutto mi appare così sano e bello?
Che darei per essere a Torino!
02.03.06
Virus
Virus nel computer, virus nel cervello e virus annidati da qualche altra parte che mi fanno sentire a pezzi. La sensazione che qualcosa si stia scatenando, in un micidiale accordo tra macchine e cellule viventi, mi fa girare la testa… Se si potessero fermare gli impulsi autolesionisti e ci si potesse comportare sempre in modo impeccabile per non turbare il proprio equilibrio di mattina, sul posto di lavoro, quando niente e nessuno può tirarti fuori da un’impasse cerebrale, sarebbe tutto troppo comodo. Ma invece cominci a sudare, fingi di ascoltare gli altri, cerchi disperatamente una via d’uscita che non c’è, immergi la mente nel tuo peggior passato e finisci sopraffatto dall’alienazione, mentre il tuo stupido pc si mette a dare i numeri tanto per trovarsi in armonia col virus kamasutra che però con i miei microchip non c’entra niente…
02.01.06
Giornata no
Essere meteoropatici è una bella fregatura, ed essere vanitosi è una fregatura ancora maggiore. Per festeggiare la meraviglia del sole che oggi finalmente splendeva su questo angolo di mondo, mi sono accollata tutte le rogne da fare in giro: banca, posta, uffici, tutto per approfittare e fare una bella passeggiata. Poiché il sole per me è un autentico propulsore dei movimenti, l’iniezione di entusiasmo mi ha portato a sentirmi più felice e più bella… E così, invece di mettere il cappotto con cui esco solitamente quando so che incontrerò solo esponenti della terza età in giro, ho messo il mio cappotto più bello, il cappotto preferito tra tutti i preferiti che io abbia mai avuto. In poche parole, quello che amo.
Me ne sono andata in giro, così meravigliosamente bardata, e ho fatto un salto da mia nonna per vedere se avesse bisogno di qualcosa. E a casa sua – orrore! – mi sono avvicinata alla sua stufa assassina, uno di quei diabolici aggeggi con la resistenza che si riscalda… E’ stato un attimo: una zaffata di bruciato giunge alle mie narici…
Disastro! Un’orrenda macchia giallastra deturpa la lana del mio povero cappotto… Chi e come potrà rimediare a una cosa del genere? Ho già studiato varie ipotesi, ma l’unica ancora in vita è quella di coprire con la tempera la macchia. No comment.
01.24.06
Fobie di paese
Be’, dovrei andare a casa a mangiare, ma oggi non ne ho la minima voglia. Calcolate che per arrivare a casa, a piedi, mi occorrono 2 minuti. Calcolate che abito in un paese dove il pranzo è sacro (in provincia di Foggia) e non esiste nient’altro che un essere umano ragionevole potrebbe pensare di fare tra le 13:30 e le 16:00. Aggiungiamo pure che da due o tre giorni il mio appetito è andato a farsi benedire e che detesto fare ogni giorno la stessa cosa (perciò detesto che tutti i giorni stia scritto che devo pranzare in famiglia). La monotonia è una delle cose più irritanti della vita in paese, ed è una delle cose che al mondo tollero meno.
Oggi avrei voluto pranzare con una mia amica, o con il mio ragazzo, fuori casa, in uno di quei posti di cui le città sono piene, il classico bar che diventa tavola calda. Ne ho così voglia che forse (ma forse no, ripensandoci) mi sarei piegata ad andare in un McDonald’s… (orrore!) Ok, niente Mc, si va a casa.
Sic!
01.23.06
Saw II vs Matchpoint, parte 1
Comincia bene questo lunedì, il mio umore è ottimo. Mia sorella ha fissato la data delle nozze e per il tutto il pomeriggio è nevicato fitto fitto. Va bene che devo ancora finire di lavorare, ma insomma, non mi lamento per niente.
Purtroppo niente entusiastici commenti su Matchpoint: al posto del film di Woody Allen, il disturbante Saw II - La soluzione dell’enigma, per colpa di un tragico e involontario ritardo… Gli horror non sono proprio il mio genere preferito, ma questo stenterei a definirlo tale. In effetti il film non riesce a creare la tensione dovuta perché si fa fatica a legare con i protagonisti della vicenda, in particolare con il detective che fronteggia lo psicopatico-serial-killer-filosofo, vale a dire l’enigmista. L’idea di spiegare le ragioni di un killer alla spicciolata non mi è mai piaciuta, ma qui è usata male perché non rappresenta niente di nuovo, persino con chi ha poca dimestichezza col genere. Gli ambienti luridi, lo shock di mutilazioni, torture e trappole per umani, gli stessi personaggi sgradevoli, tutto è studiato per ostentare violenza, ma senza che questa sortisca niente più che mal di stomaco, perché gratuita.
Non manca il colpo di scena finale, ma non alza il livello del film. Le parti migliori sono quelle dei prigionieri nella casa dell’enigmista, ma la sceneggiatura è troppo concentrata sul macabro per sviluppare al meglio il tema.
Be’, ripensando che avrei potuto vedere “La neve nel cuore” di Thomas Bezucha… Col senno di poi l’avrei preferito, ma sabato era un salto nel buio :-)
Cose notevoli del sabato: l’ottima birra che ha accompagnato la cena (una Erdinger… o poco più).
Cose notevoli della domenica: le candele che hanno accompagnato L.A. Woman dei Doors.
01.16.06
L’automobile dei sogni
Chi non ha un ideale di automobile? Un marchio amato, a cui essere devoti (come gli innumerevoli alfisti), un modello che rappresenta uno stile di vita, come un fuoristrada, mezzo tra l’altro di incomprensibile utilità, visti i consumi incredibili di carburante (alla faccia dell’ecologia e del risparmio energetico)…
Io l’ho vista oggi, per caso, la macchina dei miei sogni. Non l’avrò mai, questo è sicuro, a meno che non si innamori di me uno sceicco che senza pretendere niente in cambio me la spedisca a casa con un conto astronomico per il mantenimento… Sapevo che avrei amato una BMW, così, mentre guardavo quasi indifferente delle belle Porsche, eccola, lei, la M5! Se non fosse che su questo blog le foto vengono caricate in un formato indecente, avrei già pubblicato una foto di questa meraviglia per stroncare il fiato a tutti gli eventuali lettori… Comunque la potete vedere qui.
Dio, che goduria solo guardarla!
Pensate a poterla toccare! O entrarci dentro!
Vado a prendere un calmante…
Dream brother
Ormai dovrei essere abituata al fatto che il cielo è grigio. Eppure mi è ancora più insopportabile, mi senbra che questo grigio mi stia entrando dentro, goccia a goccia, per ammalarmi il sangue.
Con la testa intossicata riesco solo a pensare di partire. Ho passato un weekend casalingo, ma non claustrofobico (e io sono facile alla claustrofobia). Ho visto tre film, e dal vuoto che sento nella memoria deduco che in fondo nessuno dei tre mi ha fatto battere il cuore. Be’, a parte la paura terribile per Alta tensione finché il finale ridicolo non mi ha reso completamente indifferente a qualsiasi spargimento di sangue.
Be’, in qualche modo si va avanti. Vediamo dove andiamo a finire.