02.14.06

San Valentino: sogno o incubo?

Posted in Eventi, Società at 10:32 am by Mia

rosa rossa La festa degli innamorati, lo sanno tutti, è oggetto di critiche sperticate, etichettata come festa squisitamente commerciale fatta apposta per vendere cioccolatini, pupazzetti, biglietti d’auguri eccetera. In realtà il 14 febbraio è il giorno in cui cadde martire (almeno così ho letto da qualche parte, ma le fonti sono discordanti), nel 273, il vescovo dell’attuale Terni, Valentino, che divenne il protettore degli innamorati per aver celebrato il matrimonio tra un legionario pagano e una donna cristiana (e non mi voglio impelagare oltre).

Be’, come tutte le feste, costringe le persone a prendere una posizione!

Mi sentirei di dividere gli uomini in queste categorie:

a) il figo intellettuale/artista/idealista: quello che preannuncia con grande fermezza che questa festa è una cavolata e che festeggiarla è ri-di-co-lo, che la sola idea lo offende per cui guai a parlargliene perché lo urta. In genere è convinto che anche la sua donna sia d’accordo perché lei, sì, dice questo, ma chiaramente sta mentendo!

b) il romantico: che sia perché è innamorato perso o perché ha qualcosa da farsi perdonare (magari un paio di corna!), non lesina colpi di scena: mazzi di rose rosse spediti a casa, bigliettini sdolcinati, cena a lume di candela magari in mansarda davanti al camino acceso… Il parterperfetto della situazione, insomma, soggetto non troppo diffuso nella vita reale e predominante invece in qualsiasi soap… che le donne ammirano sospirando e facendo fluttuare le ciglia come se fosse vero.

c) l’indifferente: si lascia trasportare dall’umore del momento senza particolari aspettative. Potrebbe anche non fare caso al fatto che oggi è San Valentino…

Le donne, io credo, si dividono invece in due nettissime categorie:

1. Quelle che hanno un uomo. E vogliono essere portate fuori, o si accontentano di un gesto romantico, o sognano un anello, o aspettano la dedica di una canzone, o semplicemente credono/sognano che il loro uomo stia tramando qualcosa… E quelle che non vogliono fare niente, ma poi ci restano male se va a finire davvero così, o quelle che organizzano tutto loro e nemmeno se ne pentono, o quelle che in fondo in fondo davvero non gliene frega niente… o quasi niente.

2. Quelle che non hanno un uomo: e si svegliano pensando che prima o poi quest’incubo sarà passato…

C’è qualcuno che non ho contemplato? Buon San Valentino a tutti! :-P

02.07.06

Chi ha visto MaOmetto?

Posted in Società at 12:14 pm by Mia

Ormai è tutto un parlare di fanatismo, musulmani, dominio dell’Occidente, scontro fra culture, libertà di stampa e chi più ne ha più ne metta. C’è chi condanna il fanatismo islamico tout court, chi disserta sulle ragioni dell’Occidente, chi su quelle del Medio Oriente, chi dice che è sempre tutta una storia legata al petrolio e basta. A voler navigare su internet si leggono fiumi di opinioni (come ad esempio nei commenti a quest post) e perciò la prima cosa che mi sono chiesta è stata: perché aggiungere quello che io penso? Che valore può avere? Non sono mai stata in Siria, non conosco a fondo né la cultura islamica, né i dettagli di tutta questa incredibile sequela di eventi: vengono commissionati dei disegni su Maometto, li pubblicano in Danimarca, li pubblicano in Norvegia, poi vengono ripresi da altri giornali in nome della libertà d’opinione, le ambasciate prendono fuoco, delle persone vengono uccise, molte altre ferite.

Visto così viene da dire: il mondo è un delirio. Allora ho guardato queste famigerate vignette: raffigurano Maometto come un bandito, un kamikaze, un brutto ceffo con la scimitarra in mano e là per là mi chiedo se invece di Maometto non si stia rappresentando un’idea del musulmano così come lo vede l’Occidente, cioè come un fanatico violento e nient’altro. Non hanno niente di religioso, Maometto non è Maometto, ma un semplice rappresentante dell’Islam. Questa satira non mi pare scevra da offesa e rende colpevoli della banalizzazione e criminalizzazione di tutto il mondo islamico.
Nessuno mai converrebbe che in seguito alla pubblicazione di alcune vignette offensive sia logico rispondere dando fuoco a edifici e assassinando persone che poi non c’entrano niente. Ma credo che le reazioni fanatiche fossero prevedibili (proprio sapendo che una parte di Islamici sono fondamentalisti, ciechi, strumentalizzati da un manipolo di criminali contro i non-fedeli) e che pubblicare e ripubblicare e calcare la mano come è stato fatto non sia stato un modo per insegnare al mondo il principio della libertà d’opinione, ma un semplice gesto di prepotenza. Mi ricorda spesso mio padre il significato della parola libertà: libertà non vuol dire poter fare tutto ciò che si vuole, ma poter fare tutto ciò che non lede la libertà altrui. Denigrare Maometto vuol dire schiacciare i piedi ai musulmani: a che serve? Perché non si parla di libertà d’offesa invece che di libertà di opinione? Sono contraria alle censure, ma sono contraria anche agli insulti gratuiti. Tutti sanno che la sensibilità dei musulmani sull’argomento è altissima, in molti casi noi la vedremmo paranoica e siamo convinti d’aver ragione (e io pure ne sono convinta e se penso ai tribunali religiosi o all’infibulazione mi vengono i brividi), ma unirci compatti e sbattere loro in faccia la nostra idea di Maometto/dell’Islam, fosse pure solo una satira, è veramente un consapevole buttare benzina sul fuoco.

Il fanatismo ha senz’altro delle spiegazioni. Non lo giustificherò mai, sia chiaro, ma penso che cercare di capirlo sia la chiave per sconfiggerlo (se esiste questa possibilità). Ho letto giorni fa (ma non lo trovo più) un articolo molto interessante che parlava del complesso di inferiorità dei musulmani nei confronti dell’Occidente come spiegazione dell’ostilità che nutrono nei nostri confronti. E’ una cosa di cui non avevo mai sentito parlare, ma per un attimo mi è parsa un’illuminazione: immaginate a vivere in un mondo completamente “importato”, con la frustrazione di sapere che tutte le invenzioni da secoli appartengono all’Occidente, che le stesse armi che imbracci sono state inventate dal nemico, con la consapevolezza che è il tuo il mondo in ritardo… Il senso d’inferiorità è una molla potente per l’odio, e io credo che in parte questa tesi sia giusta.
In ogni caso, calmiamoci tutti e riflettiamo di più.

01.21.06

Ancora Grande Fratello!

Posted in Società, Tv at 12:14 pm by Mia

Sarà pure incredibile, ma io sono veramente allibita, sconcertata, stupita da stupore infantile nel vedere quanto la gente s’interessi, sia pure in modi diversi, a uno dei programmi più noiosi che sia mai stato partorito dal genere umano: il grande fratello.

A dire il vero non è che io abbia mai avuto una reale percezione di questo interesse, poiché ne sono così estranea (e accendo la tv così di rado) che neanche me ne accorgo, ma oggi notavo che i commenti al post di Giovy sull’argomento sono lievitati… tutti hanno qualcosa da dire in materia! E visto che nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli, devo fare i miei complimenti a chi ancora scommette denaro per fare denaro confidando nel morboso interesse della gente per i fatti degli altri. Che sia una forma di meta-vita? Un bisogno patologico di osservare la vita altrui piuttosto che vivere la propria? I sociologi e gli antropologi hanno pane per i loro denti. La televisione di oggi non fa altro che fare leva sugli istinti più bassi della popolazione, con successo.

Io però resto meravigliata, perché pur appartenendo a questo secolo e soffrendo come tutti, a volte, del bisogno di evadere dalla realtà, di sottrarmi al male del mondo, non trovo il minimo conforto nell’annegare la mente davanti a pseudo-personaggi che però non creano una storia, ma si limitano a scorreggiare, insultare, sparlare e dire idiozie. C’è chi cercava di nobilitare il programma parlando di esperimento psicologico spacciandolo per cultura… Mio dio. E’ come una soap, è finto, solo che tutti pensano invece che sia vero. E pare che che sia così interessante stabilire chi è bella, chi no, chi è simpatica, chi sta là ma non se lo merita e via discorrendo. E io continuo a restare incredula.

La cosa di cui più m’importa però, è che potevano dare un altro nome a questo stupido format: distruggere il potere evocativo, agghiacciante, che il “Grande Fratello” aveva su chi ha invece letto 1984 di Orwell, è a dir poco criminale.